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domenica 18 agosto 2013

"E' un bicchiere di vino con un panino la felicità!"






 (Illustrazione di Giancarlo Caracuzzo)

È un bicchiere di vino con un panino la felicità!“, per tutti coloro che si trovano d’accordo con questo piccolo stralcio di saggezza popolare, per tutte le buone forchette e per gli appassionati di folklore italiano: è arrivata l’applicazione che fa per voi."

Questa era la presentazione della App per smartphone creata appositamente per ricercare nel territorio italiano gli eventi gastronomici e culturali, e che prende spunto dalla famosa canzone di Al Bano e Romina.

Con la crisi imperante, farsi una passeggiata in un bel borgo o in una cittadina balneare, approfittando anche delle proposte artistiche e culinarie, spesso a costo zero, non è trascurabile.

Ho l'impressione, tra l'altro, che da semplice sagra di paese, molti di questi eventi stiano prendendo una piega più importante, con la maggiore partecipazione di giovani che sono obbligati a vivere l'estate nelle famiglie, o a ritornarci, perchè questo rappresenta un'alternativa economica al viaggio d'esplorazione che non ci si può permettere.

E, complice la favorevole legislazione che permette di detrarre tutte le spese per le sponsorizzazioni, anche le aziende si avvicinano con più facilità a questo tipo di investimento, magari offrendo occupazione agli stessi giovani del territorio, che si occupano dell'organizzazione e dell'animazione dell'evento.

Mi piace, mi piace.

sabato 27 luglio 2013

In tempo di crisi, (donne) procacciatrici di cibo!

(Sirena - Giancarlo Caracuzzo)

Ai tempi della desertificazione delle opportunità lavorative , paradossalmente sono le donne ad uscire dall'ombra e a reinventarsi salari e mestieri. Lo dice l'ultimo rapporto Istat, segnalando un notevole aumento dell'occupazione femminile,  mentre vengono spazzati via stipendi maschili e giovanili.

Magari erano donne  uscite dal mondo del lavoro dopo la nascita del primo figlio, o non ci erano mai entrate,  occupandosi della cura della famiglia, o erano intenzionate a riposarsi dopo un po' di anni. Ma con un marito disoccupato o in cassa integrazione quello delle donne può diventare l'unico reddito della famiglia, con una tendenza in aumento, tanto che negli Stati Uniti, dove il fenomeno è esploso prima che da noi, le chiamano breadwinners (procacciatrici di cibo).

E alla fine, quella che dovrebbe essere una possibilità normale per donne preparate e versatili quanto e più degli uomini,  e che è stata una eccezione per i pregiudizi culturali e le difficoltà di riconoscimento del valore delle donne, diventa una costrizione ma anche una opportunità, in un momento di grande debolezza per il genere maschile.

E sarebbe bello che questa maggiore assunzione di responsabilità della donna procacciatrice all'interno della famiglia,  portasse anche una maggiore attenzione del suo compagno alla cura delle faccende domestiche, senza che per questo si senta umiliato e sminuito. E che noi donne non ci sentissimo in colpa anche per questo.
Cito, non a caso, Papa Francesco che dice, infatti: "La compassione che Dio prova per la miseria umana è paragonabile alla reazione di una madre di fronte al dolore dei figli".
La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro. Non un sentimento di pena che va dall'alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un'unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E' la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.
Grazie, Papa Francesco, speriamo di ottenere il giusto rispetto per la nostra compassione.







lunedì 6 agosto 2012

Il pensiero corto e la vacanza low.

Me lo ricordo, io, che un sacco di miei compagni di scuola, da figli di immigrati del Sud , ad agosto rientravano in paese.
Partiva tutta la famiglia, in auto, per una lunga monovacanza , portandosi magari dietro anche qualche materasso aggiuntivo per dormire in cucina, alla bisogna.
I più intraprendenti invece sceglievano la roulotte, con i papà che facevano i pendolari del fine settimana, se il campeggio non era troppo distante dalla città. A fargli compagnia anche i parenti meno fortunati, che si “appoggiavano” a quelli che avevano una piazzola attrezzata, magari con una tenda subito accanto.
Ma della serie: tutto torna, leggo che quest'anno un italiano su tre cercherà ospitalità da amici e parenti, se non vorrà rinunciare del tutto a fare le valigie, causa indisponibilità economica.
Ma non è neanche e solo questo il motivo, e lo confermano illustri sociologi. Dice Chiara Saraceno:
«C’è una maggiore oculatezza generale nei consumi e quindi un maggior impiego delle risorse che si hanno a disposizione. Le seconde case, tanto disprezzate, improvvisamente acquistano valore. E magari dopo che vengono a trovarci degli amici e le apprezzano, anche noi siamo portati a vederle con occhi diversi.”
Ed Enrico Finzi, di AstraRicerche dice: «Il motivo non è solo il risparmio. C’è bisogno di restringere il perimetro esistenziale: la crisi è psicologica e culturale, prima che di portafogli. Pensiamo più corto, il che si traduce nella scelta di allontanarsi poco per avere una maggiore sensazione di controllo, più rassicurante, in un periodo storico dominato dall’incertezza.”
Insomma, anche i parenti-serpenti acquisiscono punti. Ed in fondo basta avere un giochino elettronico od un portatile, e l'evasione è garantita. Mica come quando ero piccola io.
Ricordo una volta,  avrò avuto 6 anni, andammo in visita a casa di parenti, nell'ambito di un tour vacanziero. Avevo scoperto le bubble-gum e non riuscivo a stare ferma.
Soffiavo l'aria indefessamente fino a che la bolla diventava grandissima, spiaccicandosi infine sul viso con uno schiocco che mi rendeva orgogliosa.
Nel soggiorno dove i miei stavano prendendo il caffè c'era un enorme specchio, e non mi pareva vero di rimirarmi in quella spettacolare impresa (era un po' che mi allenavo), nonostante gli sguardi di rimprovero di mia madre, sempre più infuriata. Appena fuori da quella casa presi un sacco di sculaccioni.

lunedì 11 giugno 2012

Ultima generazione.


- Non tutti possono essere orfani -
Jules Renard, Pel di Carota, 1894





Capita sempre, ogni volta che la mia famiglia si riunisce. La mia è una famiglia cosiddetta "allargata". Io, il mio compagno, sua figlia, i miei due figli, ed i rispettivi fidanzati del momento.

Capita che si stia molto bene, i ragazzi hanno una età che va dai 22 ai 30 anni, sono intelligenti, socievoli, smart ed hanno diversi interessi in comune, seppure ognuno abbia le sue peculiarità.

Si parla di un sacco di argomenti, dalla cucina, al cinema, ai viaggi, passando per l'ultimo esame all'università o lavoretto da iniziare.

Ma ad un certo punto accade qualcosa.

Magari arriva un sms che avvisa che il drago ha bisogno di cure, e allora la proprietaria del drago (o meglio dell'iPhone) mostra all'altra ragazza quell'ultima App che ha scaricato.
Il drago va nutrito, pulito, coccolato, e poi te lo puoi vendere.
Allora la seconda ragazza scarica il gioco, e comincia un "do ut des " di consigli che va avanti tutta la sera, allo scopo di vendere quel benedetto drago, sano e pasciuto.

Può capitare invece che i ragazzi si lancino nel gioco che gli consente di mostrare la loro abilità nell'indovinare tutti i loghi del mondo. Stanno in religioso silenzio, ognuno con il suo terminale tuttofare, rotto soltanto dalla sporadica richiesta di aiuto agli altri, quando proprio necessita.

Io ed il mio compagno, banalmente, leggiamo o sfaccendiamo per casa, accendendo il computer di tanto in tanto.

Ma ad un certo punto: "Mamma, guarda questo gioco, è fantastico!", oppure "A che punto sei arrivata di Angry Birds? Sei proprio una schiappa"