Visualizzazione post con etichetta Giancarlo Caracuzzo.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giancarlo Caracuzzo.. Mostra tutti i post

venerdì 20 settembre 2013

Il rovescio della medaglia.



"La sirena dei fiordi" - particolare - G. Caracuzzo


Leggo un articolo interessante su La Repubblica, che illustra tutti i prodotti creati dalla tecnologia per tracciare ogni cosa e misurare ogni funzione, attraverso App e gadget.
C'è il braccialetto che misura le distanze percorse e le calorie bruciate, la forchetta che ci avverte quando mangiamo troppo in fretta, addirittura un 'App che monitora il nostro stato d'animo per avere, a fine giornata, il grafico dell'umore.

Nella Silicon Valley e' nato anche un movimento, Quantified Self, che promuove ed esalta il bisogno di controllo sulla propria vita, con lo scopo di adottare abitudini più sane.
Il rischio, dicono gli psicologi, è che tutto questo assuma i contorni di un'ossessione.

Ma se ci spostiamo nell'Africa di sempre, nelle campagne lontane dai grandi centri urbani,  che invece sono stati investiti dalla crescita e dal miglioramento delle condizioni di vita, i bambini continuano a morire: settantacinque ogni mille nati, prima di compiere un anno di età, soltanto in Etiopia.
E, contrariamente a quello che appare, questi sono numeri di uno straordinario progresso, perchè il bilancio è diminuito di oltre il 40% negli ultimi quindici anni.

Cosa c'entra la tecnologia, direte voi? La politica governativa e l'associazione Save the Children stanno lavorando capillarmente, ed ora, quando un parto difficile si annuncia, può capitare che un cellulare squilli, da qualche parte, e dal capoluogo parta una ambulanza, affinchè una donna non debba più partorire stremata sul ciglio della strada, cercando soccorso.

lunedì 4 febbraio 2013

Abbiamo paura? Condividiamola.




(disegno di Giancarlo Caracuzzo)


Mentre nei secoli scorsi si aveva paura soprattutto della morte, oggi si ha paura della vita. I fattori scatenanti della paura di un tempo erano molto più universali e quello che accadeva lontano da noi rappresentava l'ignoto. Diversamente oggi sappiamo tutto quello che accade in ogni angolo del pianeta, temendo per i nostri figli se un pazzo uccide dei bambini in una scuola americana, o angosciandoci se uno tsunami devasta la costa tailandese.
Ogni paura , insomma, pur essendo generalizzata, coinvolge ognuno di noi, diventando lo sfondo permanente delle nostre vite, generando un'angoscia a volte paralizzante, perchè non abbiamo antidoti contro le catastrofi nucleari, le epidemie, il terrorismo o le minacce del sistema finanziario, che assumono contorni quasi apocalittici nella maniera in cui ci vengono continuamente proposti e raccontati.
Le paure tradizionalmente nascono dall'ignoranza, ma oggi anche la conoscenza può angosciarci e farci percepire l'ansia del presente.
Come esorcizzare le paure? Con la consapevolezza,  che può trasformare l'angoscia in curiosità, non qualcosa di paralizzante, ma un fattore di progresso che spinga a cercare soluzioni per andare avanti.
E condividendola, come si fa ormai per tante altre cose materiali: la Share Economy, così viene definita l'economia della condivisione, sta aprendo nuovi orizzonti anche alla socialità. A casa di qualcuno per mangiare un piatto di spaghetti, in un negozio per fare insieme degli acquisti, al parco per prendersi in carico il cane di un altro che ci restituirà la cortesia, con il valore aggiunto di uno scambio di conoscenza e di esperienza, che si trasforma poi in relazioni: utilities in humanities.
Per non sentirsi meno soli ad affrontare le proprie paure, che sono poi anche quelle dell'altro.





sabato 19 gennaio 2013

Barba non facit philosophum... facit gentleman.







Le sfilate maschili, quest'anno, da Londra a Milano, fino al Pitti Uomo di Firenze, oltre ad indicare le prossime tendenze invernali in fatto di abbigliamento, hanno segnalato importanti notizie sul look più appropriato del gentleman modaiolo.

Dalle passerelle emerge quanto la barba riprenda il suo potere: come per le donne hanno importanza i tacchi alti o la minigonna, la barba pare che eserciti un certo fascino sul genere femminile, soprattutto quando è oggetto di grande cura, nonostante liberi dall'impegno di radersi quotidianamente.

E forse in un momento di grande incertezza - seppure il detto latino ci mette in guardia - l'uomo barbuto appare rassicurante ed affidabile perchè ci rimanda ai grandi filosofi, musicisti ed esploratori che hanno forgiato la cultura odierna, spaziando da Confucio a Cristo, e molto oltre. 

Anche Hollywood ha sovente usato gli uomini barbuti come segno di forza: basti pensare a Clint Eastwood nei primi western di Sergio Leone, a Robert De Niro ne "Il cacciatore, a Paul Newman ne "La stangata". Anche a Ben Affleck la barba ha portato molta fortuna, oltre a donargli un fascino più maturo e meno "bamboccione";  il suo film "Argo" ha avuto grande successo tra i critici ed ha conquistato sette nomination agli Oscar.

Ma non è finita qua. E' ritornato anche il ciuffo, per intenderci quello stile James Dean, eterna icona di stile. Soltanto Dolce&Gabbana, però, hanno riproposto e osato una "banana" ingelatinata come quella di John Travolta in Grease.



lunedì 17 settembre 2012

Poveri morti e cannibalismo.

Gironzolando per casa con la radio accesa, sintonizzata su una emittente romana, mi capita di ascoltare uno spot su un servizio "low-cost".
Ma questo non sarebbe un problema, visto che in tempo di crisi la maggior parte dei messaggi pubblicitari sono basati proprio sulle parole "risparmio, occasione, offerta,  promozione, sconto".
Incuriosita, vado a vedere il sito dell'azienda in questione, e mi appare uno slogan: "Il pagamento sarà l'ultimo dei tuoi pensieri".  Leggo ancora: auto + feretro + composizione floreale con nastro e dedica = da Euro 1.390, con possibilità di accedere a varie formule personalizzate.
Si parla di funerali, certo. E non dovrei essere così colpita, nè scandalizzata.

Sono andata addirittura a rileggermi un po' di  Freud, che nel suo "Totem e Tabù" identifica il culto dei morti tra le regole rituali più importanti della società evoluta,  insieme al trattamento dei nemici e il rapporto con il potere (capi, sovrani). Il mio atteggiamento,  secondo Sigmund, in poche parole deriverebbe dal rifiuto per la morte, che mi spingerebbe a coltivare sensi di colpa nei confronti dei defunti.
E allora mi spingo ad immaginare un mondo, paventato già da illustri scienziati,  in cui non esistano più risorse energetiche, ed il cibo diventi insufficiente per sfamare l'intera umanità.
Come già avvenuto in altri periodi storici,  la carestia spingerebbe forse ad episodi di cannibalismo?

Se pensiamo al mondo animale, il fenomeno  è comune: le ragioni risiedono, oltre alla scarsità di risorse alimentari, anche nella necessità  di eliminare giovani imperfetti che trasmetterebbero alla specie un patrimonio genetico inadatto, oppure per eliminare la discendenza che la femmina ha avuto da un differente maschio, imponendo la propria.

L'ultimo episodio che ricordo, per quanto riguarda gli esseri umani, è la sconvolgente pratica diffusa per qualche anno in Corea, dopo l'arrivo al potere di Pyongyang, nel 1994.

Là venivano uccisi soprattutto bambini, venduti come carne da mangiare.

Certo, i vecchietti sono meno teneri...