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venerdì 20 settembre 2013

Il rovescio della medaglia.



"La sirena dei fiordi" - particolare - G. Caracuzzo


Leggo un articolo interessante su La Repubblica, che illustra tutti i prodotti creati dalla tecnologia per tracciare ogni cosa e misurare ogni funzione, attraverso App e gadget.
C'è il braccialetto che misura le distanze percorse e le calorie bruciate, la forchetta che ci avverte quando mangiamo troppo in fretta, addirittura un 'App che monitora il nostro stato d'animo per avere, a fine giornata, il grafico dell'umore.

Nella Silicon Valley e' nato anche un movimento, Quantified Self, che promuove ed esalta il bisogno di controllo sulla propria vita, con lo scopo di adottare abitudini più sane.
Il rischio, dicono gli psicologi, è che tutto questo assuma i contorni di un'ossessione.

Ma se ci spostiamo nell'Africa di sempre, nelle campagne lontane dai grandi centri urbani,  che invece sono stati investiti dalla crescita e dal miglioramento delle condizioni di vita, i bambini continuano a morire: settantacinque ogni mille nati, prima di compiere un anno di età, soltanto in Etiopia.
E, contrariamente a quello che appare, questi sono numeri di uno straordinario progresso, perchè il bilancio è diminuito di oltre il 40% negli ultimi quindici anni.

Cosa c'entra la tecnologia, direte voi? La politica governativa e l'associazione Save the Children stanno lavorando capillarmente, ed ora, quando un parto difficile si annuncia, può capitare che un cellulare squilli, da qualche parte, e dal capoluogo parta una ambulanza, affinchè una donna non debba più partorire stremata sul ciglio della strada, cercando soccorso.

sabato 11 maggio 2013

Da Lenin a Putin, passando per la vodka.

 (Illustrazione di Giancarlo Caracuzzo)

So per certo che il mio blog viene letto anche in Russia, e la cosa mi fa veramente molto piacere.
A maggior ragione, sfogliando i giornali nei giorni scorsi, sono stata colpita dalla notizia che Vladimir Putin, al suo terzo mandato come presidente della Russia, non è riuscito a invertire il processo di lento, ma inesorabile decadimento del suo Paese, afflitto anche da una persistente epidemia di alcolismo che continua a mietere vittime, e che pare prenda il via dalle purghe staliniste, quando il dittatore, vittima forse di problemi psichiatrici (uccise il medico che gli aveva diagnosticato una sindrome paranoide), per tenere a bada la popolazione, oltre che utilizzare metodi come la deportazione, la tortura o la prigionia, immise grandi quantità di alcolici in circolazione, a prezzo molto basso. La conseguenza fu che fino agli anni '60 la vita media della popolazione maschile era di 50 anni.
L'Onu ha stimato che nel 2050 la Russia avrà perso 30 milioni di persone in mezzo secolo, riducendo, dal 2000, la popolazione a 116 milioni di persone.
E questo anche se il predecessore di Putin, Michail Gorbaciov, con la sua campagna contro l'alcol è riuscito a prevenire all'incirca 400 mila morti, chiudendo le distillerie ed il 90% di negozi di alcolici a Mosca.
Ora la vita media di un uomo in Russia è di poco più di 69 anni e i morti superano i nuovi nati. Anche le donne dopo i 30 anni sono poco invogliate e fare figli, se i loro uomini sono così dediti alla loro dose giornaliera di vodka e le ristrettezze economiche non consentono altri lussi.
Tutti in Russia?



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lunedì 4 febbraio 2013

Abbiamo paura? Condividiamola.




(disegno di Giancarlo Caracuzzo)


Mentre nei secoli scorsi si aveva paura soprattutto della morte, oggi si ha paura della vita. I fattori scatenanti della paura di un tempo erano molto più universali e quello che accadeva lontano da noi rappresentava l'ignoto. Diversamente oggi sappiamo tutto quello che accade in ogni angolo del pianeta, temendo per i nostri figli se un pazzo uccide dei bambini in una scuola americana, o angosciandoci se uno tsunami devasta la costa tailandese.
Ogni paura , insomma, pur essendo generalizzata, coinvolge ognuno di noi, diventando lo sfondo permanente delle nostre vite, generando un'angoscia a volte paralizzante, perchè non abbiamo antidoti contro le catastrofi nucleari, le epidemie, il terrorismo o le minacce del sistema finanziario, che assumono contorni quasi apocalittici nella maniera in cui ci vengono continuamente proposti e raccontati.
Le paure tradizionalmente nascono dall'ignoranza, ma oggi anche la conoscenza può angosciarci e farci percepire l'ansia del presente.
Come esorcizzare le paure? Con la consapevolezza,  che può trasformare l'angoscia in curiosità, non qualcosa di paralizzante, ma un fattore di progresso che spinga a cercare soluzioni per andare avanti.
E condividendola, come si fa ormai per tante altre cose materiali: la Share Economy, così viene definita l'economia della condivisione, sta aprendo nuovi orizzonti anche alla socialità. A casa di qualcuno per mangiare un piatto di spaghetti, in un negozio per fare insieme degli acquisti, al parco per prendersi in carico il cane di un altro che ci restituirà la cortesia, con il valore aggiunto di uno scambio di conoscenza e di esperienza, che si trasforma poi in relazioni: utilities in humanities.
Per non sentirsi meno soli ad affrontare le proprie paure, che sono poi anche quelle dell'altro.





giovedì 19 luglio 2012

2040.


Qualche giorno fa leggo che nel 2040 uomini e donne vivranno in media 4 anni in più, con una aspettativa di vita che passerà da 84 ad 88 anni per gli uomini, e da 88 a 92 anni per le donne.

Realizzo quindi che nel 2040 rientrerò a pieno titolo nella categoria degli anziani e, come ci avvisano tutti gli istituti di ricerca e statistica, sarò anche povera - sempre che sia sopravvissuta a malattie, incidenti, cataclismi, fine del mondo, ecc. -

Però non voglio deprimermi e vado alla ricerca di qualche buona notizia.

Eccola, finalmente: alcuni scienziati hanno osservato che quando il verme Caenorhabditis elegans (C. elegans) viene spedito nello spazio, l’accumulo di proteine tossiche, che normalmente si depositano e causano l’invecchiamento dei muscoli, e’ inibito.

Siccome il minuscolo vermicello ha il dna mappato come l'uomo e caratteristiche simili per quanto concerne le cellule muscolari, i ricercatori hanno verificato altresì che dopo il soggiorno nello spazio la durata media della vita di questi simpatici lombrichi si allunga in maniera sensibile.

Siamo quindi in presenza di una strabiliante (!) tesi: la riduzione muscolare e delle ossa negli anziani è un adattamento del corpo all'ambiente e che l'assenza di peso significherebbe minore necessità di forza e resistenza. Verranno quindi avviati ulteriori studi che potrebbero dimostrare che anche l'uomo, vivendo nello spazio, potrebbe vivere meglio e più a lungo.

E' davvero una buona notizia?



venerdì 25 maggio 2012

Le favole a rovescio.

Le favole a rovescio
di Gianni Rodari

C'era una volta
un povero lupacchiotto,
che portava alla nonna
la cena in un fagotto.
E in mezzo al bosco
dov'è più fosco
incappò nel terribile
Cappuccetto Rosso,
armato di trombone
come il brigante Gasparone...,
Quel che successe poi,
indovinatelo voi.
Qualche volta le favole
succedono all'incontrario
e allora è un disastro:
Biancaneve bastona sulla testa
i nani della foresta,
la Bella Addormentata non si addormenta,
il Principe sposa
una brutta sorellastra,
la matrigna tutta contenta,
e la povera Cenerentola
resta zitella e fa
la guardia alla pentola.



Dobbiamo essere consapevoli che il modo in cui ci raccontiamo la vita ci può davvero salvare e farci scrivere la nostra favola al contrario (Gianni Rodari docet).

C'è stato un tempo in cui credevo che la mia storia fosse immutabile.
Certo, ero molto rassicurata da quel copione che sembrava fosse stato scritto solo per me, e recitavo la mia parte in maniera impeccabile, senza timore di apparire ridicola o fuori luogo.

Poi accade qualcosa che ti getta nel caos, smantella tutte le tue certezze e obtorto collo ti "rimette in gioco". Potrai impiegare tutta una vita per imparare a giocare, ma non importa.

Ricordo con affetto e nostalgia la mia nonna paterna, che da bambina non aveva posseduto giocattoli, provenendo da una famiglia umile. Quando mi vedeva armeggiare con le bambole si metteva accanto a me, in silenzio, e mi osservava. Poi, pian piano, timidamente, interagiva, fino ad arrivare a  sceneggiare le nostre storie.     

Un giorno tutte e due volevamo capire come funzionasse il meccanismo degli occhi delle bambole, perchè si aprivano e si chiudevano. Lei prese una forbice e squarciò il viso della bambola. Ci divertimmo tanto quel giorno. Una perfetta favola a rovescio.